Artur Beterbiev torna al centro delle discussioni sul futuro della categoria dei mediomassimi, ma a sollevare dubbi sulla sua tenuta in vista di un possibile terzo incontro con Dmitry Bivol è un uomo che lo conosce bene: Radivoje “Hot Rod” Kalajdzic. L’americano, sconfitto per ko tecnico in cinque riprese da Beterbiev nel 2019, ritiene che età, inattività e stile di combattimento possano pesare enormemente se la trilogia dovesse davvero andare in scena nella primavera del 2027.
Beterbiev e Bivol hanno già scritto due capitoli di altissimo livello tra il 2024 e il 2025, dividendosi una vittoria per parte nei match validi per il titolo mondiale indiscusso dei mediomassimi. Il primo confronto è andato a Beterbiev, il secondo a Bivol, lasciando inevitabilmente aperta la strada a una resa dei conti definitiva. Quel terzo atto, però, atteso inizialmente in tempi rapidi, è stato rinviato tra problemi fisici e dinamiche politiche legate all’organizzazione dell’evento.
Secondo le indiscrezioni più recenti, il combattimento potrebbe essere recuperato solo nel 2027. A quel punto Beterbiev avrebbe già compiuto 42 anni e salirebbe sul ring dopo oltre due anni di lontananza dall’attività agonistica, un fattore che preoccupa non poco Kalajdzic.
Intervistato da BoxingScene alla vigilia del suo match a Londra contro Craig Richards, Kalajdzic ha spiegato perché, a suo giudizio, il tempo potrebbe presentare un conto salato all’ex campione: “Se fosse un pugile più attendista, uno che può rallentare il ritmo, muoversi e boxare, allora avrebbe più margine. Ma lui è un pressure fighter, uno che ha bisogno di stare sempre addosso all’avversario, di tirare colpi e imporre pressione per tutto il match. Alla sua età, non so se potrà farlo ancora”.
Il concetto è stato ribadito con un paragone eloquente: “Se fosse uno come Terence Crawford o Floyd Mayweather Jr., potresti immaginare un adattamento del ritmo, una gestione diversa del combattimento. Ma Beterbiev è incessante, non si ferma mai. A 42 anni riuscirà ancora a combattere così? Non lo so, vedremo”.
Le parole di Kalajdzic non sono una bocciatura tecnica del russo-canadese, quanto piuttosto una riflessione sulla natura stessa del suo pugilato. Beterbiev ha costruito la propria grandezza su pressione costante, intensità e capacità di logorare gli avversari round dopo round. Uno stile estremamente efficace, ma spesso più difficile da mantenere integro con l’avanzare dell’età rispetto a quello dei pugili più tattici e difensivi.
Eppure, proprio Kalajdzic ha speso anche parole di enorme rispetto per il suo ex avversario e compagno di sparring, definendolo il miglior pugile mai affrontato in carriera. “Beterbiev è il miglior fighter che abbia affrontato. Per me non è uno che ti abbatte con un solo pugno devastante, non ha necessariamente quel colpo da ko secco. Ti consuma, ti svuota poco alla volta. Ti è sempre davanti, ogni colpo fa male, anche se magari non sembra il classico pugno da knockout. Ti drena energia round dopo round. Anche in sparring ti resta addosso continuamente, ed è difficilissimo da gestire”.
Si tratta di una testimonianza preziosa, perché arriva da un pugile che ha vissuto in prima persona la pressione di Beterbiev nel momento in cui il campione appariva al massimo della sua forza distruttiva. Proprio per questo, i dubbi sul terzo incontro con Bivol assumono un peso particolare.
Dal punto di vista tecnico, la possibile trilogia promette comunque un confronto affascinante. Bivol ha dimostrato di possedere il footwork, la disciplina tattica e la lucidità necessarie per disinnescare almeno in parte la pressione di Beterbiev. Se il russo-canadese non dovesse presentarsi nella migliore condizione atletica, il vantaggio strategico del rivale potrebbe diventare ancora più evidente. Al contrario, se Beterbiev riuscisse a ritrovare condizione e timing dopo una lunga assenza, il terzo match tornerebbe ad essere un confronto apertissimo tra due dei migliori mediomassimi dell’epoca moderna.
Per ora restano le ipotesi, ma il quadro è chiaro: l’interesse per Beterbiev-Bivol 3 è altissimo, mentre le incognite aumentano di mese in mese. Età, ruggine da ring e caratteristiche stilistiche sono elementi che potrebbero cambiare profondamente gli equilibri della sfida. E quando a sottolinearlo è un ex rivale che ha conosciuto da vicino la ferocia di Artur Beterbiev, vale la pena ascoltare con attenzione.




