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Le Origini della Boxe: Dalla Tradizione al Ring Moderno

Un viaggio nella storia della boxe, dalle prime regole di James Figg alle innovazioni del Marchese di Queensberry che hanno definito il pugilato contemporaneo.

Rolando Grossi··6 min di lettura
Le Origini della Boxe: Dalla Tradizione al Ring Moderno

Sperando di aver suscitato interesse o almeno curiosità negli amici e colleghi amanti della nostra meravigliosa disciplina, mediante il testo oggetto dell’appuntamento d’esordio della nostra rubrica, vorrei proseguire nell’esame afferente alle origini ed allo sviluppo della Boxe.
Ovviamente, ribadisco, che dovrò essere necessariamente sintetico per non rischiare di tediare il lettore e, dunque, percorrerò i momenti salienti di tale sviluppo.
Acquisiti i dati sul Pugilato Antico e sul suo valore, riconosciuto universalmente e, persino, letterariamente, gioverà a questo punto rilevare quanto appresso.
Sin da subito, va posto in evidenza come nel corso dei secoli la Boxe si sia evoluta sotto moltissimi profili.
Certamente strategici-tecnici e tattici, ma altrettanto sicuramente sotto gli aspetti fisici, biomeccanici e metodologici, fino a giungere a concretare la sussistenza dell’innegabilmente bellissima ed accattivante disciplina sportiva attuale.
Lo svolgimento dei combattimenti sopra un Ring e l’adozione di severe ed appropriate misure di sicurezza che riducano, nei limiti del possibile, i rischi per i Pugili, sono di gran lunga le novità di maggior rilievo della Boxe moderna e contemporanea.
Il londinese James Figg (1695-1734), viene universalmente considerato il precursore della Boxe moderna.
Fu un Pugile che si cimentava nella Boxe a mani nude e si narra che si battesse di villaggio in villaggio al fine di dare dimostrazione della sua abilità e della sua forza, lui stesso nel 1719 decise di autoproclamarsi World Champion, certamente fu Campione Inglese.
Secondo quanto ci proviene dalle numerose ricerche svolte, James Figg, sembra abbia disputato ben 270 incontri perdendone solo uno.
Trasferitosi a Londra, fondò nel 1719 un’accademia -Boxing School- dedicata solo alla Boxe, che vide l’iscrizione di più di 1000 persone. Tuttavia, l’indiscutibile ed enorme successo non lo deviò dalla sua passione.
Infatti, l’oggetto del suo insegnamento fu costantemente ciò che definiva “ L’Arte del Pugilato” e non il semplice combattimento fra uomini. Il background influì molto sul suo modo di vedere la Boxe.
Figg, infatti, aveva praticato anche la scherma e da quella disciplina aveva appreso gli aspetti tattici utili ad affrontare gli avversari e colpirli con rapidità, dinamicità e precisione.
A conferma di ciò egli scrisse sul suo biglietto da visita: “Master of the Noble Science of Defence”.
Dopo alcuni anni dalla morte del Master of Noble Art, ovvero nel 1743, il suo allievo più fidato Jack Broughton (1704-1789), diede alle stampe il famoso testo The London Prize Ring Rules, che può essere considerato il primo Regolamento Ufficiale nella storia della Boxe.
È interessante osservare come gli aspetti fondamentali codificati nel testo di Broughton siano, a tutt’oggi, oggetto delle Regole della Boxe. Esaminiamoli.
Il Ring, che etimologicamente significa anello, poiché agli inizi si combatteva all’interno di un anello delimitato dal pubblico, venne circoscritto da corde e divenne quadrato.
Il Pugile fruì dell’assistenza di due secondi.
Ma soprattutto venne istituito il ruolo di un terzo uomo presente sul Ring durante il combattimento ovvero: l’Arbitro, al quale venne assegnato il compito di giudicare e far applicare le regole, anche a tutela dei Pugili.
Un altro Arbitro per controllare il tempo.
Vennero definiti i colpi vietati, ossia: colpi portati con la testa, coi piedi e le ginocchia e i colpi sotto la cintura.
Inoltre, si prevedeva sospensione obbligatori dell’incontro per 30 secondi quando uno o entrambi i Pugili finissero in terra ma, trascorsi i 30 secondi, era previsto un Conteggio ulteriore di 8 secondi, terminato il quale chi non era in grado di riprendere veniva dichiarato sconfitto.
Certamente passi avanti sulla via delle regole a tutela dei Pugili, malgrado ancora non fosse previsto un limite alla durata dei combattimenti.
Altra prassi pericolosa era quella di consentire le scommesse sui matches ed era normale ed ammesso che gli stessi pugili potessero scommettere su sè stessi, con le intuibili ricadute sulla credibilità degli incontri.
Le ragioni di tale prassi deleteria risiedono nel fatto che nel XVII secolo la Boxe si praticasse molto (ma non solo) nei bassifondi delle città inglesi, ove i matchmakers organizzavano combattimenti clandestini.
Ebbene, in questi contesti proprio la nobiltà inglese iniziò a scommettere su tali incontri di Boxe e, sorprendentemente, si appassionò tanto da iniziare a praticare la disciplina e diffonderla negli ambienti più altolocati della società.
Attenzione maggiore merita Jack Broughton il quale sembra sia stato un Pugile in grado di vincere 400 incontri e, secondo quanto ci proviene dalle fonti storiche, smise il giorno in cui uccise un avversario sul ring. Ciò lo spinse a scrivere il suo “Regolamento” per codificare, come abbiamo visto, regole atte ad evitare che accadesse nuovamente.
Tuttavia, la vera grande e decisiva svolta che traghetterà la Boxe nell’era moderna e poi in quella contemporanea si deve a un nobile scozzese nato a Firenze, il Marchese John Sholto Douglas (1844-1900), il quale assieme a John Graham Chambers (1843-1883), un famoso giornalista, codificherà e pubblicherà le: “Regole del Marchese di Queensberry” (correva l’anno 1865 ).
Le regole del Marchese di Queensberry hanno retto nei secoli e ancora oggi, in gran parte, vigono nella Boxe. Eccone alcune di quelle principali:
obbligo di utilizzo dei guantoni per limitare l'impatto dei colpi e le ferite;
il tempo di ciascun round verrà limitato a 3 minuti;
il conteggio, in caso di Pugile al tappeto diverrà di 10 secondi, prima di dichiararne la sconfitta;
verranno introdotte le categorie di peso;
aumentano i poteri dell’arbitro, specialmente in ordine alla facoltà di fermare l’incontro.
Probabilmente la sussistenza di regole certe e severe che tutelino la salute dei Pugili, ma anche l’enorme seguito che la Boxe aveva acquisito in molti ambienti, indurrà le autorità inglesi nel 1891 ad autorizzarne la pratica sportiva e la disputa di incontri ufficiali. Cosa che avvenne anche in America del Nord. Naturalmente la Boxe americana mutuerà le regole da quella inglese.
Insomma, cambierà la modalità di combattimento, la tecnica e la rapidità sostituiranno la sola forza bruta.
Proprio in tale prospettiva la Boxe ha la sua espansione nel XX secolo e nel 1901, Il Comitato Olimpico (CIO) la inserì ( come specialità amatoriale/dilettantistica) ed a partire dal 2016 anche i Pugili Professionisti potranno partecipare ai Giochi Olimpici.
I valori della Boxe sono universalmente riconosciuti come, ad esempio, il suo codice d’onore sugellato dal rispetto reciproco tra i contendenti e dall'abbraccio finale a fine incontro, simbolo di una fratellanza nata nella fatica e dalla sofferenza condivisa, che tutti i Pugili esibiscono sul Ring, ma anche il suo alto valore sociale e educativo, che la disciplina, la resistenza alla fatica, la disponibilità ad accettare la sconfitta come parte della crescita personale testimoniano.
E, francamente, poco importa se alcuni, fortunatamente una insignificante minoranza, deviano da tali valori. Tanto altro si potrebbe aggiungere e lo faremo, ma voglio chiudere questo secondo round della Rubrica On Boxing, con una frase di chi ha ispirato il nome della stessa, frase che ritengo estremamente significativa e bella: “La Boxe è soltanto come la Boxe” J.C. Oats.
Rolando Grossi

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