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De La Hoya: «Canelo Alvarez fa addormentare i fan»

De La Hoya critica il ritmo di Canelo Alvarez e il match con Mbilli: secondo l’ex pugile, servono avversari capaci di imporre più pressione.

Redazione··3 min di lettura
De La Hoya Says Canelo Alvarez Is Putting Fans To Sleep

Canelo Alvarez continua a richiamare il pubblico grazie alla sua fama, ma lo spettacolo offerto sul ring convince sempre meno. Oscar De La Hoya ha criticato il pugile messicano, sostenendo che i suoi incontri recenti offrano poche emozioni e che il match con Christian Mbilli sia stato un altro appuntamento noioso contro un avversario poco atteso.

Tra i due c’è una storia di contrasti, ma De La Hoya ha concentrato la sua critica su un problema che, a suo giudizio, riguarda il ritmo delle prestazioni di Canelo. «Sono così stanco di vedere cento pugni lanciati in un intero combattimento senza alcuna azione. Fa addormentare la gente. E so che i tifosi ne hanno abbastanza», ha detto durante l’edizione di giovedì del suo programma Clapback.

Il ritmo di Canelo sotto osservazione

Il riferimento ai cento colpi è stato pronunciato per esprimere la sua frustrazione, ma il messaggio più ampio riguarda il modo in cui Alvarez gestisce le energie. Il messicano tende a prendersi tempo, selezionando con precisione i momenti in cui attaccare. Questa strategia può produrre colpi spettacolari, ma le pause prolungate diventano difficili da apprezzare quando l’avversario non riesce a imporre un ritmo più alto.

Per De La Hoya, anche la scelta degli avversari dovrebbe contribuire a rendere gli incontri più competitivi. Se Canelo combatte con un ritmo controllato, sostiene l’ex pugile, serve un rivale capace di metterlo sotto pressione e di costringerlo a rispondere. Un avversario che si limita a seguirlo senza trovare soluzioni rischia invece di lasciare spazio a un copione già visto.

Una strategia costruita sulla gestione delle energie

L’articolo originale collega l’evoluzione dello stile di Alvarez al periodo successivo alla seconda sfida con Gennadiy Golovkin, disputata nel 2018. Da allora, secondo questa ricostruzione, Canelo avrebbe rinunciato a mantenere un’attività costante per tutti e tre i minuti di ogni ripresa, trasformandosi in un pugile esplosivo ma dal volume contenuto, più attento a scegliere i colpi che a sostenere scambi prolungati.

Questo approccio gli avrebbe dato risultati contro avversari giudicati vulnerabili o incapaci di imporre una pressione continua. Sergey Kovalev arrivò al confronto dopo un rapido cambio di programma; Callum Smith combatté con un braccio infortunato; Billy Joe Saunders e Caleb Plant riuscirono a disputare riprese tattiche, ma, secondo l’analisi proposta, non ebbero il ritmo offensivo necessario per portare Canelo al limite.

La sfida con Dmitry Bivol, invece, avrebbe mostrato i problemi che possono emergere quando l’avversario non gli concede il tempo di recuperare: costringerlo a lavorare, attaccare con combinazioni anziché con colpi isolati e mantenere la pressione. È una lettura tecnica dell’incontro che mette al centro la capacità di Alvarez di sostenere il ritmo nelle riprese avanzate.

Il confronto con Mbilli e il rischio delle riprese finali

Il match con Christian Mbilli avrebbe reso nuovamente visibile questa fragilità, secondo l’articolo. Nonostante la reputazione di pugile aggressivo, Mbilli avrebbe combattuto con prudenza, seguendo Canelo e portando colpi poco convinti contro la sua guardia, senza occupare con decisione il centro del ring.

Anche con un avversario poco incisivo, Alvarez sarebbe apparso affaticato nelle riprese di campionato: i piedi più lenti, il numero di colpi ridotto e lunghi momenti trascorsi sulle corde. La preoccupazione espressa è che un pugile aggressivo e potente, pronto ad aumentare la pressione quando Canelo rallenta, possa trasformare quelle pause in un problema concreto.

Nella fase avanzata della carriera, la gestione del ritmo è diventata una componente centrale del suo stile. Canelo può affidarsi alla precisione dei singoli colpi e alla capacità di controllare il ring, ma l’efficacia di questa strategia dipende anche da quanto l’avversario riesca o voglia approfittare dei suoi momenti di minore attività. Con il passare del tempo, osserva l’articolo, recuperare le energie potrebbe diventare più difficile.

Osleys Iglesias, un avversario capace di alzare il ritmo

Tra i possibili avversari, viene indicato Osleys Iglesias. Il suo jab mancino potrebbe costringere Alvarez a cercare soluzioni e a lavorare con continuità, invece di limitarsi ad aspettare il momento giusto. Un confronto con queste caratteristiche, secondo l’analisi, offrirebbe al pubblico una sfida più movimentata e metterebbe alla prova la capacità di Canelo di gestire la pressione.

Le critiche di De La Hoya arrivano da un ex pugile che ha avuto un rapporto complesso con Alvarez, ma il punto sollevato riguarda le aspettative del pubblico. La fama e i risultati ottenuti da Canelo spiegano il suo richiamo, ma per molti tifosi non bastano a compensare incontri dal ritmo contenuto: l’interesse per il prossimo appuntamento dipenderà anche dalla qualità dello spettacolo sul ring.

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