Oscar De La Hoya ha indicato in Ike Quartey l’avversario che gli ha regalato il combattimento più duro della sua straordinaria carriera. Il fuoriclasse americano, considerato uno dei migliori pound-for-pound della sua epoca, ha ripensato a quella guerra del 1999 spiegando che, con i criteri arbitrali di oggi, il match sarebbe stato probabilmente interrotto prima del limite.
De La Hoya ha costruito un palmarès leggendario, diventando nel 2004 il primo campione del mondo in sei categorie di peso dopo la vittoria ai punti su Felix Sturm per il titolo WBO dei pesi medi. Un traguardo che consolidò una carriera già ricchissima di successi, dalle 130 libbre fino alle 160. Cinque anni più tardi anche Manny Pacquiao riuscì a entrare in quel club esclusivo, dopo aver travolto proprio De La Hoya in uno dei match più discussi della sua parabola sportiva.
Eppure, non è stata la sconfitta contro il campione filippino a lasciare il segno più profondo nella memoria del “Golden Boy”. Parlando a Froch on Fighting, De La Hoya ha infatti rivelato che il confronto più impegnativo fu la vittoria per split decision contro Ike Quartey nel 1999, una sfida rimasta nella storia per intensità, colpi scambiati e drammaticità.
“Ike Quartey mi ha dato il combattimento più duro della mia carriera. Quando l’ho affrontato era 34-0-1, nessuno voleva battersi con lui. Veniva dal Ghana, ma io ho sempre voluto affrontare i migliori. Non mi importava di nulla, volevo misurarmi con i numeri uno”, ha raccontato De La Hoya.
L’ex campione ha poi ripercorso i momenti chiave di quella notte: “Ricordo di aver detto subito che sì, lo avrei affrontato. Lo dissi a Bob Arum, nessun problema. Mi mise al tappeto nel primo round, io mandai lui al tappeto nel terzo, poi mi fece cadere di nuovo e alla fine riuscii a stenderlo tre volte. Fu un combattimento tiratissimo”.
Il passaggio più evocativo riguarda però la dodicesima ripresa, considerata da De La Hoya il round più memorabile, spettacolare e adrenalinico della sua vita sul ring. “Nel 12° round successe di tutto. Credo sia stata la ripresa più memorabile, emozionante e divertente che abbia mai disputato. Lo colpii con 40 pugni senza risposta: oggi avrebbero fermato il match, ma allora ti lasciavano andare avanti finché non crollavi. Era proprio così”.
De La Hoya ha descritto quella sequenza come una scena cinematografica: Quartey alle corde, una raffica continua, e lui stesso che guardava l’arbitro quasi a chiedere l’intervento. “Lo colpii quaranta volte alle corde senza risposta. Guardavo il referee come per dirgli che doveva intervenire. Poi suonò la campana finale, alzammo entrambi le braccia e sembrava di stare dentro Rocky. È stato qualcosa di incredibile”.
Per l’ex iridato, quella contro il ghanese resta ancora oggi la prova più dura, ma anche la più appagante e spettacolare della sua carriera: “È stato il combattimento più soddisfacente, più divertente ma anche il più difficile che abbia mai disputato”.
Quartey, ex campione mondiale WBA dei pesi welter prima dell’incrocio con De La Hoya, salì poi nei superwelter dopo quella sconfitta, senza però riuscire a riconquistare un titolo mondiale prima del ritiro nel 2006. Chiuse la carriera con un record di 37 vittorie, 4 sconfitte e 1 pareggio.
Il racconto di De La Hoya restituisce il ritratto di un’epoca del pugilato molto diversa da quella attuale: ritmi altissimi, arbitraggi meno protettivi e una tolleranza al danno oggi impensabile. Proprio per questo, la sua battaglia con Ike Quartey continua a essere ricordata come una delle guerre più iconiche della fine degli anni Novanta.




