PUGILATO.TV
Pugilato Estero

Shakur Stevenson e il nodo 144 libbre: chiederà davvero a Manny Pacquiao di scendere?

Shakur Stevenson valuta una sfida con Manny Pacquiao, ma il nodo resta il peso: 144 o 147 libbre? Una scelta che può cambiare la percezione del match.

Redazione··3 min di lettura
Will Shakur Stevenson Ask Manny Pacquiao for 144?

Shakur Stevenson torna al centro del dibattito e questa volta il tema è il peso dell’eventuale sfida con Manny Pacquiao. Dopo aver indicato le 144 libbre come punto d’incontro per un possibile match con Devin Haney, ora ci si chiede se il campione americano possa avanzare la stessa richiesta anche alla leggenda filippina. E, soprattutto, se una simile pretesa sarebbe davvero difendibile davanti a pubblico e addetti ai lavori.

Nel confronto con Haney, la proposta di Stevenson aveva una sua logica sportiva. Shakur è campione a 140 libbre, Haney detiene un titolo a 147, e una catchweight a 144 poteva essere letta come un compromesso ragionevole tra due pugili ancora nel pieno della carriera. I due avevano discusso questa possibilità nei mesi scorsi, anche se il match non si è poi concretizzato.

Con Pacquiao, però, il discorso cambia sensibilmente. Manny, oggi 47enne, non combatte sotto le 147 libbre dal 2009, anno in cui mise KO Ricky Hatton a 140. Più recentemente, per il ritorno sul ring contro Mario Barrios nel luglio 2025, si è presentato a 146,8 libbre e ha combattuto per il titolo welter di Barrios al limite pieno della categoria. Un dettaglio che pesa nell’analisi: Pacquiao ha già accettato di affrontare un campione molto più giovane al peso naturale del rivale. Per questo, se Stevenson vuole affrontarlo, viene spontaneo chiedersi perché dovrebbe essere proprio Manny a concedere qualcosa sulla bilancia.

Al momento non esiste ancora una risposta definitiva. Nessun peso ufficiale è stato annunciato e non ci sono indicazioni concrete sul fatto che Pacquiao abbia accettato una catchweight a 144 o che abbia invece preteso il limite pieno delle 147. Secondo quanto riportato da BoxingScene, il consigliere di Pacquiao, Jas Mathur, starebbe ancora negoziando il pacchetto economico dell’operazione e nessuno dei due pugili avrebbe ricevuto un contratto formale. In altre parole, restano da definire sia la borsa sia il peso.

Ed è proprio l’aspetto economico a rendere la trattativa particolarmente delicata. Pacquiao è stato per anni una delle principali attrazioni mondiali del pugilato, capace di generare incassi enormi e di attirare un pubblico globale. Il suo nome, ancora oggi, rappresenta gran parte del richiamo commerciale dell’incontro, tanto da rendere plausibile un forte interesse internazionale anche su piattaforme di grande distribuzione. È quindi naturale che il suo team voglia negoziare con fermezza. Tuttavia, all’esterno del tavolo delle trattative, nessuno conosce davvero né la cifra richiesta né le condizioni sul peso che il campione filippino sarebbe disposto ad accettare.

Se Stevenson dovesse davvero chiedere le 144 libbre, la reazione dei tifosi sarebbe facilmente prevedibile. Shakur arriverebbe all’appuntamento come pugile più giovane, più rapido di piedi e con riflessi nettamente più freschi, ma allo stesso tempo chiederebbe a un avversario di 47 anni di scendere a un peso che non tocca da ben diciassette anni. Una situazione che, inevitabilmente, alimenterebbe critiche. Molti leggerebbero questa scelta come un’ulteriore precauzione tattica da parte di un pugile che, per stile, già concede pochissimo spazio agli avversari.

Il confronto con Terence Crawford rende il tema ancora più sensibile. Crawford, considerato da molti vicino al livello d’élite di Stevenson, ha accettato di salire fino alle 154 libbre per affrontare Israil Madrimov in un match mondiale. Madrimov fece segnare il limite pieno della categoria, mentre Crawford si fermò a 153,4, accettando comunque di combattere nella divisione dell’avversario senza pretendere concessioni. Stevenson non è obbligato a seguire la stessa strada, ma un pubblico abituato a confrontare i grandi nomi finirà inevitabilmente per notare la differenza di approccio.

Per Shakur esiste anche un’altra opzione, probabilmente la più lineare dal punto di vista sportivo: restare a 140 libbre e inseguire i migliori della sua categoria. Il suo titolo gli offre già una piena legittimazione in quella divisione. La sfida con Pacquiao, però, garantirebbe un’esposizione mediatica molto più ampia e con ogni probabilità anche un guadagno superiore, due fattori che per qualsiasi pugile rappresentano una tentazione fortissima. Il problema è che cercare il grande nome di Pacquiao chiedendo al tempo stesso condizioni favorevoli rischierebbe di generare una domanda scomoda: Stevenson sta cercando la sfida più dura o l’attrattiva commerciale del nome di Manny alle condizioni più sicure possibili?

Dal punto di vista formale, Stevenson avrebbe tutto il diritto di ricordare che lui combatte a 140 e non a 147. Non ha alcun obbligo di salire pienamente nei welter per affrontare Pacquiao. Ma è altrettanto vero che Shakur si presenta da tempo come uno dei migliori pugili del mondo, e se vuole rafforzare questa immagine agli occhi degli appassionati, accettare il match a 147 sarebbe probabilmente il messaggio più forte. Significherebbe affrontare Pacquiao al peso in cui il filippino ha dimostrato più di recente di poter ancora competere, senza chiedere agevolazioni preliminari.

Va considerato inoltre un altro rischio: la catchweight potrebbe danneggiare Stevenson anche in caso di vittoria. Se dovesse vincere ai punti in modo prudente a 144, molti direbbero che ha controllato un avversario anziano già indebolito dal taglio di peso. Se invece dovesse imporsi prima del limite, una parte del pubblico potrebbe attribuire il risultato proprio allo sforzo richiesto a Pacquiao per scendere di categoria. In entrambi i casi, la narrazione post-match finirebbe per concentrarsi più sui termini contrattuali che sul valore tecnico della prestazione.

Ed è questa la vera trappola per Shakur Stevenson. Il nome di Manny Pacquiao porterebbe visibilità, ascolti e prestigio, ma il peso concordato determinerebbe in gran parte il modo in cui il match verrebbe ricordato. Una vittoria a 147 darebbe a Stevenson un argomento molto più solido contro chi sostiene che abbia bisogno di vantaggi esterni per imporsi. Se invece insistesse sulle 144 libbre, dovrebbe poi spiegare perché gioventù, talento e superiorità atletica non fossero già abbastanza.

In definitiva, la domanda resta aperta: Stevenson chiederà davvero a Pacquiao di scendere a 144? Per ora non ci sono conferme, ma una cosa appare chiara. Più ancora del nome dell’avversario, sarà il numero sulla bilancia a determinare la credibilità sportiva di questa eventuale super sfida.

Pubblicità

Leggi anche