Terence Crawford rompe il silenzio sul proprio nome finito al centro del caso Anthony Joshua-Tyson Fury. Nelle ultime ore, infatti, si è parlato con insistenza della possibilità di inserire l’ex campione indiscusso come soluzione alternativa qualora il super incontro tra AJ e Fury dovesse saltare. Una prospettiva che ha sorpreso tifosi e addetti ai lavori, soprattutto perché Crawford, ritiratosi ufficialmente lo scorso dicembre, non ha mai dato segnali concreti di un ritorno immediato.
Secondo diverse indiscrezioni rilanciate negli Stati Uniti, se il match tra Anthony Joshua e Tyson Fury non dovesse andare in porto, una delle opzioni sul tavolo sarebbe un Crawford-Ryan Garcia da aggiungere all’evento. A far discutere è stato però soprattutto il tono della risposta del pugile del Nebraska, che ha replicato in modo secco sui social: "Dove l’avete sentita questa?". Una frase breve, ma sufficiente per far capire come il diretto interessato non sembri, almeno per ora, confermare l’ipotesi.
Dietro questa improvvisa voce di mercato c’è il nuovo capitolo della complessa trattativa per Joshua-Fury. Al centro delle tensioni c’è il ruolo di Dana White nella promozione dell’evento e la netta opposizione di Eddie Hearn. Per settimane il patron di Matchroom ha spinto affinché il combattimento restasse nel Regno Unito, sottolineando come Joshua e Fury siano entrambi inglesi e come il contratto, secondo la sua interpretazione, prevedesse il territorio britannico come sede naturale della sfida.
Il dibattito si è acceso ulteriormente quando è emerso l’interesse di una parte del consorzio organizzativo — che comprende Turki Alalshikh, Netflix e Dana White attraverso Zuffa Boxing in collaborazione con Sela — per portare l’evento al Madison Square Garden di New York. Una soluzione di grande richiamo internazionale, ma che ha creato forti frizioni con il team Joshua.
Dopo lunghe discussioni, la situazione sembrava essersi ricomposta: il match sarebbe stato riportato nel Regno Unito, con data fissata per l’11 dicembre. Non più Wembley Stadium, come ipotizzato inizialmente, ma il Principality Stadium, impianto già familiare ad Anthony Joshua. La scelta, secondo le ricostruzioni, sarebbe legata anche alle esigenze del pubblico televisivo statunitense e dei mercati internazionali.
Nonostante questo apparente passo avanti, i problemi non sarebbero affatto spariti. Hearn ha attaccato frontalmente Dana White e anche Netflix, dopo che la piattaforma aveva diffuso una comunicazione in cui si indicava una collaborazione promozionale con The Ring, realtà collegata ad Alalshikh e White, per lanciare lo storico evento in streaming globale senza costi aggiuntivi per oltre 325 milioni di abbonati.
Parlando ai media britannici, Hearn ha ribadito una posizione durissima: secondo lui Dana White non può essere coinvolto promozionalmente nell’evento. Una presa di posizione che evidenzia quanto il nodo contrattuale sia ancora delicato. Anche il giornalista Chris Mannix ha sottolineato che il combattimento Joshua-Fury sarebbe in bilico proprio per queste divergenze: da una parte Alalshikh vorrebbe White in prima linea, dall’altra Joshua ed Hearn non intenderebbero accettarne la presenza.
È in questo scenario che il nome di Crawford è comparso come possibile alternativa. Una soluzione che pochi avrebbero immaginato. Sono passati quasi dieci mesi dall’annuncio del ritiro del campione di Omaha, arrivato dopo la vittoria di prestigio contro Canelo Alvarez del 13 settembre 2025 all’Allegiant Stadium, all’interno di un evento targato Riyadh Season. Considerati i suoi rapporti con l’ambiente vicino ad Alalshikh, il suo profilo potrebbe essere stato preso in considerazione proprio per garantire all’evento una star di altissimo livello in caso di emergenza.
Un altro elemento che alimenta le speculazioni è il recente botta e risposta con Ryan Garcia. Quest’ultimo ha rilanciato la propria candidatura dopo il successo ottenuto contro Conor Benn alla T-Mobile Arena il 12 settembre, mostrando pubblicamente entusiasmo per un possibile incrocio con Crawford. Anche questo ha reso più credibile, almeno sul piano mediatico, l’idea di un match di riserva capace di salvare la serata in caso di rottura definitiva fra Joshua e Fury.
Per il momento, tuttavia, Crawford è rimasto fermo sulla linea del ritiro. Questo non significa che un clamoroso dietrofront sia impossibile. Nel pugilato recente non mancano precedenti illustri e lo stesso Tyson Fury aveva annunciato più volte il ritiro prima di tornare sul ring per un’ulteriore corsa ai grandi eventi.
Lo stesso Crawford, peraltro, nelle scorse settimane aveva lasciato filtrare qualche spiraglio. In uno scambio social con Jaron "Boots" Ennis, attuale campione unificato a 154 libbre, aveva scritto di voler “vedere qualcosa” e aveva chiesto provocatoriamente se Ennis lo avrebbe affrontato in caso di ritorno. Successivamente, però, aveva ridimensionato il tutto, spiegando di aver soltanto sondato il terreno senza alcuna decisione concreta alle spalle.
Anche Ryan Garcia, come Ennis, si è detto pronto a sfidarlo, chiamando in causa direttamente Turki Alalshikh. È un dettaglio che aggiunge ulteriore benzina a una vicenda già molto intricata, nella quale interessi promozionali, vincoli contrattuali e opportunità mediatiche si stanno intrecciando in modo esplosivo.
Riyadh Season, del resto, ha già dimostrato in passato di saper ricorrere a sostituzioni dell’ultimo minuto nei suoi eventi più importanti. È successo, ad esempio, con Shakur Stevenson, che avrebbe dovuto affrontare Floyd Schofield prima di ritrovarsi contro Josh Padley. In un altro caso, Dmitry Bivol finì per affrontare Malik Zinad quando Artur Beterbiev fu costretto a fermarsi per infortunio. In quelle circostanze, però, i cambi furono determinati da problemi fisici o da imprevisti oggettivi.
Qui il quadro è diverso: non si parlerebbe di un forfait per infortunio, ma della necessità di trovare un’alternativa a causa di attriti fra promotori e partner commerciali. Proprio per questo l’ipotesi appare a molti sorprendente, se non addirittura estrema. Tutto dipenderà dalla capacità di mediazione di Turki Alalshikh, chiamato ancora una volta a trovare un punto d’incontro fra posizioni molto distanti.
I prossimi giorni saranno decisivi per capire se la saga Anthony Joshua-Tyson Fury riuscirà finalmente a superare l’ultimo ostacolo oppure se il nome di Terence Crawford diventerà davvero molto più di una semplice suggestione.




