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Tyson Fury rischia il ritiro mentre deride Anthony Joshua

Tyson Fury deride Anthony Joshua, ma il match di Cardiff può diventare un bivio: una sconfitta per KO potrebbe spingerlo al ritiro.

Redazione··3 min di lettura
Tyson Fury Risks Retirement While Mocking Anthony Joshua

Tyson Fury potrebbe considerare il match dell'11 dicembre a Cardiff come l'ultimo grande incasso della carriera di Anthony Joshua. Tuttavia, lo stesso incontro rischia di trasformarsi in un passaggio decisivo per il futuro dell'ex campione britannico: un knockout subito da Joshua potrebbe spingere Fury verso il ritiro. Le sue recenti prestazioni non giustificano l'idea di una serata già controllata, nella quale dovrebbe limitarsi a fare da padrone di casa.

La sfida mette di fronte due ex campioni del mondo dei pesi massimi, entrambi ancora alle prese con interrogativi importanti sul prosieguo della carriera. Joshua, che ha 37 anni, cerca una nuova occasione per rilanciarsi; Fury, invece, dovrà dimostrare che la sua esperienza e la sua abilità tecnica sono ancora sufficienti per neutralizzare la potenza dell'avversario.

Fury punge Joshua: «Vuole un ultimo assegno»

Intervistato da WSVN Miami, attraverso Sky Sports, Fury ha descritto Joshua come un contendente ormai in fase calante, concentrato sulla possibilità di incassare un ultimo, importante compenso.

«A questo punto della sua carriera vuole un ultimo assegno. Glielo concederò, nessun problema», ha dichiarato Fury.

Il britannico, però, farebbe bene a guardarsi allo specchio. Fury parla della volontà di continuare a combattere ancora per molti anni, ma un singolo destro pulito di Joshua potrebbe mandare in frantumi quei progetti in un istante. Per questo Cardiff non rappresenta soltanto una vetrina per il suo rivale, ma anche un esame molto delicato per la sua stessa tenuta.

Le ultime prestazioni alimentano i dubbi

Nelle sue ultime quattro apparizioni, Fury ha mostrato segnali evidenti di logoramento. Non può più salire sul ring dando per scontato che il tempo abbia colpito soltanto il suo avversario. Il confronto con Francis Ngannou ha rappresentato il primo campanello d'allarme particolarmente rumoroso.

Fury è stato atterrato e ha portato a casa una decisione non unanime contro un pugile alle prime esperienze nel ring. Una prestazione del genere ha messo in luce lacune significative, difficili da accettare per un campione di livello assoluto. Contro Joshua, quelle debolezze potrebbero avere conseguenze ancora più pesanti, perché l'inglese possiede una potenza reale e non ha bisogno di controllare ogni fase del match per cambiare l'incontro con un colpo.

Joshua ha a sua volta difetti evidenti, ma le sue imperfezioni non proteggeranno le gambe, il mento o la resistenza di Fury quando inizieranno a volare i pugni. L'ex campione non potrà affidarsi soltanto alle provocazioni e alla sicurezza mostrata davanti ai microfoni per sopravvivere alla potenza del rivale.

Il rischio di un boomerang

Presentare Joshua come un pugile mosso esclusivamente dal denaro è una strategia comunicativa già vista. In questo modo Fury prova a mettere in discussione la motivazione di AJ prima del suono della campanella. Ma il fatto di incassare un assegno molto ricco non ha mai impedito a Joshua di cercare di mettere al tappeto il proprio avversario.

I riflessi meno brillanti di Fury rendono Cardiff un terreno estremamente rischioso, anche se lui continua a minimizzare la minaccia. Se Joshua dovesse colpirlo con precisione e Fury rimanesse al tappeto, tutte le discussioni sul ritiro finirebbero per riguardare direttamente la sua carriera.

Al momento Fury parla come se stesse firmando il documento di fine carriera di Joshua. Prima, però, dovrà dimostrare di non essere lui a dover raccogliere quello stesso documento nella notte del combattimento. Il prossimo appuntamento a Cardiff chiarirà quale dei due ex campioni avrà ancora maggiore credito nel prosieguo della stagione.

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